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domenica 17 maggio 2015

In Realta' E' Tutta Colpa di Mia Sorella



Piuttosto che gli autori tanto ammirati, spesso sono le persone che ti circondano ad influenzarti di piu'.

Io ho avuto la fortuna di capitare in una famiglia di amanti della letteratura e dei libri.
Al pianterreno del nostro condominio, c'e' sempre stata una grossa libreria e spesso, tornando da scuola, quando volevo svagarmi, scivolavo dentro e davo un'occhiata ai titoli nuovi.
I pomeriggi del sabato in centro, al liceo, non erano completi se non passavo almeno da una delle grandi librerie vicino al Duomo. Non mi piacevano tanto come quella vicino a casa, ma avevano il vantaggio di avere sempre in esposizione un sacco di titoli fantasy e almeno un po' di libri in lingua originale inglese.
Piuttosto che comprare vestiti o accessori, quando qualcuno mi smollava due soldi, mi compravo un libro e me lo divoravo in santa pace.

La casa dei miei e' tuttora invasa di libri. Sono dappertutto: in tripla fila nella grande libreria dello studio di mia madre, sulla cassapanca in sala, e nei cassetti sotto il letto. La casa  che condivido col mio compagno in Inghilterra e' sulla stessa strada. Non me ne pento.
Per quanti se ne comprino, o affittino in biblioteca, i libri non sembrano mai abbastanza e spesso si richiamano e rimandano a vicenda, come se il libro che hai appena letto te ne consigliasse un altro.
E' allora che il gioco si fa duro.

Mia sorella ha solo tre anni in meno di me. Siamo sempre state molto attaccate l'una all'altra e da tempo innumerevole, lei e' la mia beta-reader/vittima designata, la prima a leggere e giudicare i miei deliri scrittori.

Abbiamo fatto le stesse scuole, e la nostra prof di italiano delle medie tra seconda e terza media, aveva l'abitudine di far leggere a tutti "Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale" di Remarque.
All'epoca, io non avevo apprezzato. Lei invece, giunto il suo turno, gradisce a tal punto da volersi leggere il seguito, "La Via del Ritorno", e poi, non contenta, continua a saltare di libro in libro tra la letteratura del primo dopoguerra fino ad arrivare a "La Cripta dei Cappuccini", un libro pervaso di malinconia e nostalgia per il mondo ormai perduto della Belle Epoque e per il lunghissimo, stabile regno dell'Imperatore Francesco Giuseppe.

Spesso dicono che la cannabis sia una "gateway drug" per sostanze piu' pesanti.
Non so se sia vero, ma sicuramente "La Cripta dei Cappuccini" per mia sorella diventa il "gateway book" per il meraviglioso mondo dell'Impero Asburgico.
In rapida successione, si  legge "La Marcia di Radetzki" dello stesso autore, e poi "Un Dissidio tra i Fratelli d'Asburgo" di Franz Grillparzer.

Nel frattempo, entra in scena la signora Edith, formidabile donnina ungherese quasi centenaria che mia nonna aveva preso ad andare a trovare per farle compagnia. Non ho idea di come si fosse arenata nel nostro quartiere a Milano, ma da un certo punto in poi, noi avevamo preso a considerarla quasi come una bisnonna adottiva.
Era una persona affascinante, che sapeva cinque, sei lingue, aveva vissuto un po' dappertutto in Europa ed aveva moltissime cose da raccontare. Ormai al liceo, io non vado a trovarla spesso, ma mia sorella si' e questo probabilmente cementa la sua fascinazione per tutto quanto e' Austro-Ungarico.

In qualche modo, mia sorella si procura altri libri, testi di storia, biografie e ci rende partecipi della sua passione, regalandoci aneddoti a volte bizzarri e spesso esilaranti sui vari, pittoreschi membri della Casa d'Austria, e tampinando i nostri genitori per organizzare un viaggio a Vienna.



Quando finalmente arriviamo la', nell'ex capitale dell'Impero, la nostra memoria e' piena di dettagli sui personaggi che li' hanno abitato, le cui vite e personalita' sono cosi' presenti nella nostra immaginazione che palazzi e monumenti sembrano solo momentaneamente vuoti. A me sembra quasi che siamo andati a far visita a dei parenti lontani e un po' bizzarri.

E' il due Gennaio 2004. Siamo a Vienna da un giorno e mia sorella e' felice come una Pasqua.
E' gia' andata all Hofburg e al Belvedere, a Schonbrunn e alla Cattedrale di Santo Stefano, ha mangiato una fetta di Sachertorte all'Holtel Sacher e una di Esterhazitorte da Demel.
Sulla sua lista di cose assolutamente da fare a Vienna e' rimasta una sola cosa, ma e' forse una delle piu' importanti.

Saranno le quattro del pomeriggio, inizia a fare buio quando entriamo nella Kapuzinergruft, la cripta degli imperatori d'Austria menzionata nel libro che ha dato inizio a tutto.
Molti vengono qui per ammirare gli sfarzosi sarcofagi barocchi, tra cui quello dell'Imperatrice Maria Teresa e di suo marito, o, nostalgici, per deporre corone di fiori sulla tomba dell'Imperatore Francesco Giuseppe o della Duchessa di Parma. Quasi tutte le tombe hanno almeno un fiore.

Mia sorella passa oltre. In mano ha una calla bianca (e non vi dico le peripezie affrontate per recuperarla).
Si ferma davanti ad un semplice cassone di rame, senza decorazioni e senza alcun omaggio, e vi depone il suo fiore.
E' la tomba dell'Imperatore Giuseppe II, l'imperatore del film Amadeus.


Quasi tutti se lo ricordano per questo, e per l'infelice frase "Troppe note, Herr Mozart" che non risulta abbia mai pronunciato nella realta'.
Quasi nessuno ricorda che aboli' la pena di morte nell'Impero, che emancipo' ebrei e servi della gleba, che pose fine alle discriminazioni religiose e costrui' collegi ed ospedali.
Uno storico lo ha definito "il sovrano che da solo volle fare la Rivoluzione".
E' stata mia sorella a farmelo conoscere.

Quando usciamo, nella chiesa principale la porta si chiude di scatto. La "Toccata e Fuga" di Bach risuona con fragore dall'organo. E' uno studente di conservatorio che fa pratica, ma sembra un momento di un film.
Sono passati piu' di dieci anni. Sembra ieri.

Quando le cose ti colpiscono a tal punto nell'immaginazione, in qualche modo ti rimangono dentro, e risalgono a galla nei momenti piu' inaspettati.

E' l'ultimo anno di liceo, e come prova di tema d'esame il mio prof di Storia e Filosofia sceglie una traccia sull'Europa unita.
Io apro il mio tema citando "La Cripta dei Cappuccini" e il caldarrostaio che rimpiange l'Impero, quando tanti paesi convivevano, per quanto precariamente, e i confini non  esistevano ancora.
Il mio prof di storia si fa una bella cagatina di mattoni.
Io il libro non l'avevo nemmeno mai letto, ma mia sorella me ne aveva parlato cosi' tanto che ormai faceva parte di me.

Un anno piu' tardi, o poco di piu', il mio gruppo di D&D tocca il fondo della noia per via dell'eccesso di power playing a discapito dell'interpretazione e decide di cambiare ambientazione per rivitalizzare il gioco. Uno dei ragazzi suggerisce di giocare a Vampire: The Masquerade, gioco in cui si interpretano dei vampiri impegnati in intrighi e cospirazioni ai margini del mondo moderno.

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Dando una scorsa alle regole ci sembra di capire che in questo sistema abusare di power play sara' piu' difficile. La mozione e' approvata e tutti ci procuriamo il manuale e iniziamo a creare i nostri personaggi.
Twilight, ahinoi, era appena uscito, e ad esso si erano accodati tutta una serie di "me-too books" pubblicati sulla scia del suo successo.
L'immaginario collettivo era inondato di inutili e melensi vampiri giovani, belli e innamorati che della loro immortalita' non sembravano aver fatto nulla di costruttivo.


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Fino ad allora, i miei punti di riferimento quanto a vampiri letterari/cinematografici erano stati il buon vecchio Dracula, Spike di Buffy the Vampire Slayer, Blade, Lestat di Intervista col Vampiro (che pero' nei libri pendeva gia' verso il melenso) e Inverno del libro "Os Sete" dello scrittore brasiliano Andre' Vianco. Una bella cricca di spaccaculi, a cui intendevo aggiungere il mio nuovo personaggio.
Ma da dove cominciare ad immaginarlo?

Ed e' qui che l'ossessione di mia sorella per "La Cripta dei Cappuccini" entra in gioco. Uno dei personaggi secondari, in realta' appena menzionato, era Elias Rabinovitch, giovane promessa del violino che il protagonista aveva aiutato a mantenere agli studi, e che dopo la fine della guerra aveva lasciato la carriera musicale per dedicarsi al giornalismo politico al servizio della causa comunista.
In qualche modo, nella mia immaginazione nel corso del tempo, Elias, ebreo e comunista, era diventato una figura consueta. Chissa' cosa aveva fatto tra le due guerre, mi chiedevo, e chissa' cosa gli era successo dopo l'Anschluss e durante la guerra? Era stato a Varsavia a difendere il ghetto? Era finito in un campo di sterminio? Era sopravvissuto?
Il gioco di ruolo mi permetteva finalmente di dare una risposta a tutte queste domande, di dare un finale (in realta' no) alla sua storia.
Nel processo, Elias aveva acquisito tonnellate di badassitude, infallibili doti di cecchinaggio, la tisi allo stato teminale ed una grave mutilazione alle mani, che gli impediva di suonare il violino, regalino di un nazista nel '45.
Ero pronta a giocare.
 (La campagna di VTM e la reazione a Twilight, unita alla passione di mia sorella per i classici e la cultura umanista hanno dato vita anche ad un altro personaggio che poi si e' rivelato importantissimo, Fedria Filosebasto Tornabuoni, ma questa e' una storia per un altro giorno.)

E invece, per motivi vari, la campagna di Vampire: The Masquerade muore sul nascere e il gruppo di D&D si sfalda, complice anche l'universita'.
Elias pero' era ormai inventato? Che fare di un personaggio talmente vivido, di uno che non si lasciava smettere di pensare?
L'unica soluzione era scriverlo. Inizialmente era solo e alla caccia di nazisti, con appena un aiutante a fargli da spalla, ma piano piano attorno a lui si sono sedimentati tutta una serie di altri personaggi: mentori, amici, nemici, compagni d'avventure.
Piano piano, attorno alle sue avventure e' nato l'Entropia Verse.






Se siete qui, e state leggendo queste parole, e' in buona parte colpa (o merito) di mia sorella.


mercoledì 6 maggio 2015

E' Morto l'Entropia Group, Viva l'Entropia-Verse!

Era il lontano 2007 e il mio gruppo di D&D, alla disperata ricerca di un Game Master, fini' a giocare a Vampires the Masquerade.

Una scorsa ad un manuale preso in prestito, un paio di giorni per pensarci, combinati con l'ossessione di mia sorella per il romanzo "la Cripta dei Cappucini", ed ecco nato Elias Rabinovitch, vampiro ebreo e comunista con una missione nella vita: ripulire il mondo dai nazi.

Dopo una serie di false partenze, ispirata dalla sexitudine di Brian de Bois-Gilbert (Ivanhoe di Walter Scott) e del vampiro Inverno (Os Sete di Andre' Vianco) e dalle vicissitudini dei Catari apprese durante un viaggio in Provenza, ecco comparire all'orizzonte anche una prima versione di Raymond le Maur, ex templare passato dalla parte dei Catari per amore di una giovane eretica all'epoca della Crociata contro i Catari.

In breve tempo, ispirata dai racconti di amici e dai messaggi letti dal DJ Ariel sulla mai abbastanza compianta Rock FM, avevano preso forma anche una serie di elfi punk e di studenti universitari un po' fuori dal comune.


Era nato l'Entropia Group, e nel corso dei successivi due anni, gli ho dedicato la maggior parte delle mie energie creative.

Cosi' tante, in effetti, che parlare di personaggi dal passato fosco e misterioso, tra detto e non detto, non mi bastava piu'. Volevo sapere che cosa avevano fatto i personaggi prima di arrivare a quel punto, cosa li aveva portati fino a li'.

Lasciata un po' da parte la storia principale, mi sono dedicata ad una serie di character studies e spin-off, che mi hanno preso talmente la mano da diventare storie vere e proprie, ciascuna lunga diverse decine di migliaia di parole.
Nel frattempo, il mondo dell'Entropia Group si era evoluto, aveva acquisito una storia ed un'autonomia rispetto alle convenzioni fantasy e di roleplay che avevo usato come stampella. Era diventato una cosa diversa e sperabilmente originale.

Dall'inizio della storia che aveva dato l'avvio al tutto sono passati otto anni, una laurea, un master, un trasferimento all'estero ed un dottorato. Una vita, praticamente.
Nel frattempo sull'Entropia Group si sono accumulati strati e strati di nuove ispirazioni e riflessioni, nuovi personaggi si sono aggiunti alla compagnia, e nuove epoche sono state esplorate.

Riguardando indietro, la prima stesura, che pure a molti era piaciuta, mi e' sembrata immatura e vagamente farraginosa, con troppe storyline e plot holes grossi come crateri. Non da buttare o da ripudiare, questo mai, ma certamente da rivedere e da rendere ancora migliore.

E' per questo che l'Entropia Group come lo conoscevate non e' piu' online, ma col tempo, nuovi materiali compariranno su queste pagine: spin-offs, racconti brevi, teasers di varie opere piu' lunghe, making of e, sperabilmente, anche qualche artwork fornito dall'ottimo e paziente Mike O'Loopie.

L'Entropia Group e' effettivamente morto, lunga vita all'Entropia-Verse!